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Lavori in casa: tutto da rifare se il difetto è grave

17 Lug
Andrea Passarella 17 luglio 2017 0

Una recente ordinanza della sezione civile della Corte di Cassazione (per essere precisi la n. 15846 del 26 giugno 2017) afferma che, se un lavoro eseguito in casa è mal fatto – tanto da rendere difficoltoso il godimento del bene o da precluderne la funzionalità – allora l’impresa esecutrice… deve rifare tutto.

La questione in sé è banale: immagina di avere contattato una ditta per eseguire un lavoro di manutenzione ordinaria. Una cosa semplice, niente di complesso eppure… alla fine il risultato è un disastro, tanto grave da renderti impossibile utilizzare l’alloggio.

Bene, di solito il risarcimento per un lavoro malfatto (quando ce la si fa!) consiste nel ripristino della sola parte danneggiata o nel rimborso del corrispettivo del danno.

Il più delle volte, spaventato dalla lentezza della giustizia civile (a proposito, l’hai visto il nostro video sull’arbitrato?), il committente lascia perdere e si rivolge ad un’altra ditta, sperando che il cielo glie la mandi buona.

…ma Cassazione, dal canto suo, sembra pensarla diversamente.

La recente ordinanza di cui ti parlavo poco fa ha origine da una controversia come tante: il committente, rilevando a fine lavori che i pavimenti dell’appartamento erano imperfetti (presentavano numerose piastrelle rotte e irregolarità), cita in giudizio l’impresa che aveva costruito lo stabile, chiedendo il risarcimento del costo dei lavori di ripristino.

Dopo aver perso in Tribunale, il costruttore agiva in appello, chiedendo la revisione della sentenza.

La Corte d’appello, poco dopo, rincarava la dose affermando che i vizi rilevati erano tanto gravi e tanto diffusi da costituire «gravi difetti» ai sensi dell’articolo 1669 del Codice Civile, e quindi imponeva all’impresa l’integrale rifacimento del pavimento.

L’impresa appaltatrice, su tutte le furie, non si arrendeva e ricorreva in Cassazione.

In particolare, il ricorso era fondato su tre motivi:

  • Innanzitutto il ricorrente contestava come la presenza di un esiguo numero di piastrelle rotte non potesse comportare l’applicazione dell’articolo 1669 del Codice civile, data la scarsa importanza dell’inadempimento.
  • Il secondo motivo era incentrato sulla impossibilità di considerare l’inadempimento come grave, data l’assenza di incidenza sulla funzionalità del bene.
  • Come terzo e ultimo motivo, invece, il costruttore contestava la decisione della Corte d’Appello di condannarlo al rifacimento dell’intero pavimento, considerando questo come unico modo per ovviare ai vizi riscontrati.

La Corte di cassazione, con l’ordinanza del 22 giugno, rigettava integralmente il ricorso sopra riassunto.

Secondo la Corte, infatti, i vizi riscontrati sul pavimento in oggetto erano tanto gravi da potere integrare la definizione dei “gravi difetti” di cui all’articolo 1669 del Codice Civile.

In particolare essi consistevano in difetti costruttivi, difetti imputabili alle tecniche adoperate e al materiale impiegato.

Tali vizi, per la Corte, erano tanto gravi da compromettere l’integrità della struttura e rendere difficoltoso il suo utilizzo.

Secondo la Cassazione, infatti, a rilevare non era la scarsa diffusione delle piastrelle rotte (in numero esiguo rispetto al totale) quanto i gravi difetti di costruzione i quali «danno luogo alla garanzia prevista dall’art. 1669 c.c., in presenza di qualsiasi alterazione che incida sulla funzionalità globale dell’immobile, o ne menomi in modo considerevole il godimento».

In conclusione, in caso di vizi nel bene oggetto di appalto, al fine di determinare il tipo di risarcimento (mera riparazione dei vizi o rifacimento integrale della struttura) occorre prendere come parametro non solo la percentuale della parte viziata rispetto a quella costruita a regola d’arte, ma piuttosto l’incidenza dei vizi a rendere difficoltoso il godimento del bene e menomare la sua funzionalità.

In questi casi, quindi, l’impresa non deve solo compiere una attività di riparazione delle singole imperfezioni, ma provvedere all’integrale rifacimento dell’intera opera.

Tale valutazione deve essere effettuata, caso per caso, dal Giudice di merito.

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