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Per la Cassazione se l’APE non è conforme è truffa

07 Mag
Andrea Passarella 7 Maggio 2017 0

Un costruttore non può vendere una casa consegnando all’acquirente un APE non conforme alle reali prestazioni energetiche dell’edificio: si tratta di una vera e propria truffa.

Quello che sarebbe un principio valido per semplice buon senso si è trasformato in un grave reato penale in seguito alla sentenza n. 16444 della Suprema Corte di Cassazione: i giudici, di fatti, hanno stabilito che un costruttore non può ignorare in buona fede l’esistenza di difformità tra i lavori progettati e quelli effettivamente eseguiti e, di conseguenza, non può ignorare che il valore dell’APE “di progetto” sia difforme da quello effettivo.

Nel caso specifico, la vicenda che ha portato alla sentenza riguarda un costruttore che aveva venduto un appartamento con caratteristiche diverse da quelle dichiarate, utilizzando materiali di qualità inferiore rispetto a quanto previsto a progetto, che avrebbero comportato l’assegnazione di una classe energetica più bassa di quella attestata con l’APE.

La Corte d’Appello di Milano in prima istanza aveva assolto l’imputato dal reato di truffa contrattuale, ritenendolo in buona fede perché si era fidato delle valutazioni dei tecnici, che a loro volta avevano attestato la conformità delle opere al progetto approvato.

Tuttavia, il difensore dell’acquirente non si è dato per vinto ed ha presentato ricorso ai giudici della Cassazione sulla base di due vizi:

  • di motivazione: l’imputato, si legge nella nuova sentenza, «non poteva essere in buona fede tenuto conto del fatto che era consapevole di avere effettuato lavori in economia; il fatto che il tecnico certificante avesse ritenuto rispettato il progetto non poteva escludere la consapevolezza degli inadempimenti in capo all’imputato, costruttore, che sapeva di avere utilizzato materiali di qualità inferiore a quella dichiarata, di avere installato serramenti ed impianto di riscaldamento non conformi e di non avere rifatto il tetto».
  • di legge: perché «avrebbe dovuto essere riconosciuto quantomeno il dolo eventuale in quanto il venditore avrebbe dovuto rappresentarsi che la difformità delle opere rispetto al progetto avrebbe avuto delle conseguenze sulla classificazione energetica dell’alloggio».

La Corte di Cassazione, quindi, ha ribaltato l’interpretazione della Corte d’Appello, sostenendo che «la difformità tra i lavori eseguiti e quelli progettati e la conseguente vendita dell’immobile con una classe energetica effettiva non corrispondente a quella dichiarata non poteva sfuggire al costruttore, dato che le opere effettuate risultano meno costose di quelle che avrebbero dovuto essere eseguite per rispettare i parametri energetici contenuti nel progetto».

Per i giudici, quindi, la sentenza impugnata deve essere annullata, con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello.

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