Our Blog

Agevolazioni acquisto prima casa: entro i 18 mesi si può scegliere tra lavoro e residenza

01 Mag
Andrea Passarella 1 Maggio 2017 0

Il 27 di Aprile l’Agenzia delle Entrate ha emesso la risoluzione n. 53/E, contenente chiarimenti sulle agevolazioni per l’acquisto della prima casa.

Nella risoluzione si prende in esame il caso specifico di un avvocato che ha acquistato un’abitazione avvalendosi delle agevolazioni fiscali previste per la “prima casa”, impegnandosi nell’atto notarile – come previsto dalla normativa – a trasferire la sede della propria attività lavorativa entro 18 mesi.

A poco meno di un anno di distanza, viste le proprie prospettive lavorative disattese, comunicava all’ordine degli avvocati la chiusura dello studio.

L’avvocato, per fare le cose in regola, inviava all’Agenzia delle Entrate un interpello in cui chiedeva se, vista la particolare situazione, avrebbe conservato o meno le agevolazioni fiscali di cui si era avvalso all’atto dell’acquisto.

Insomma, un caso interessante e… piuttosto frequente!

Per comprendere quale possa essere la soluzione in casi analoghi a questo, andiamo a rispolverare velocemente la norma.

Le agevolazioni per l’acquisto della “prima casa”, ossia l’applicazione dell’imposta di registro nella misura del 2% del valore catastale dell’immobile e delle imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 50 euro ciascuna, spettano all’acquirente qualora ricorrano precise condizioni.

In particolare, l’immobile deve essere ubicato ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha (o stabilisca entro 18 mesi dall’acquisto) la propria residenza, o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività.

La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel comune ove è ubicato l’immobile acquistato deve essere resa dall’acquirente, a pena di decadenza, nell’atto di acquisto dell’immobile.

Ma cosa succede se, nel corso di quei 18 mesi, uno dei requisiti richiesti dalla norma – che, ricordo, sono alternativi tra loro, ossia non devono sussistere contemporaneamente – viene a mancare?

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 53/E, ha ritenuto che la manifesta volontà di non esercitare più la propria attività lavorativa nell’immobile acquistato comporti la decadenza delle agevolazioni “prima casa”.

L’avvocato in questione, fortunatamente per lui, si è mosso bene ed ha trasferito immediatamente la propria residenza nel comune ove era ubicato lo studio, soddisfando il requisito previsto per Legge.

Ma se non avesse avuto questa possibilità – o l’Agenzia delle Entrate si fosse accorta prima del problema, inviando un avviso di accertamento – avrebbe ricevuto la “busta verde” che gli avrebbe intimato il pagamento:

  • della maggiore imposta dovuta;
  • delle sanzioni, nella misura del 30%;
  • degli interessi di mora.

Nella risoluzione n. 53/E l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, affinché il requisito possa ritenersi soddisfatto, l’avvocato avrebbe dovuto redigere un secondo atto, secondo le medesime formalità giuridiche dell’atto originario, in cui si impegnava a trasferire la propria residenza entro 18 mesi dalla data di acquisto (ovviamente a condizione che i 18 mesi non siano ancora trascorsi).

Affinché tutto funzioni, questo secondo atto deve essere necessariamente registrato presso l’ufficio in cui è stato registrato l’originario atto di acquisto.

Leave a Comment

Login

Forgot Password?

Register

Compare Listings