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Redditometro: la prima casa non fa reddito e non giustifica accertamenti fiscali

14 Apr
Andrea Passarella 14 Aprile 2017 0

La prima casa e l’automobile sono solo “beni di possesso generalizzato” che non rivelano la capacità contributiva e, pertanto, non costituiscono ricchezza né fanno reddito.

Ad affermare questo principio è la sentenza n. 499/2017 della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, che ha specificato che d’ora in poi la prima casa e l’automobile non dovranno essere oggetto di accertamenti fiscali mediante il “redditometro”, a meno (ovviamente) di evidenti sproporzioni tra i beni acquistati e le entrate del contribuente.

Nel dettaglio, da quanto chiarito, è illegittimo che l’Agenzia delle Entrate avii un’indagine di accertamento sintetico, o da redditometro, nei confronti di un contribuente sul presupposto unico della sua titolarità di un’abitazione principale e di un’autovettura di modesto valore a patto, naturalmente, che non emergano evidenti sproporzioni tra i beni acquistati e le entrate del contribuente.

L’abitazione principale – spiegano gli esperti del portale online La Legge per Tutti – deve considerarsi non più un bene voluttuario, ma essenziale per il soddisfacimento del bisogno primario dell’uomo (tanto è vero che la Legge ha reso la prima casa impignorabile); dall’altro lato il possesso di una macchina risulta ormai generalizzato: ogni contribuente ne dispone una e, spesso, in una famiglia, per ogni componente c’è una vettura differente.

Ne consegue che, d’ora in poi, l’abitazione principale e l’automobile di modesto valore non dovrebbero venire ritenuti indici effettivamente considerabili ai fini del calcolo del reddito e non dovrebbero più essere oggetto di accertamenti fiscali mediante il redditometro.

Diverso, ovviamente, è il caso degli immobili abitativi di lusso, o di immobili adibiti ad uso commerciale o produttivo, nonché di veicoli di grossa cilindrata.

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